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AVIARIA
L'Unione europea non sottovaluti l'influenza aviaria (da Libero del 30 Agosto 2005)
- Una premessa. Vogliamo evitare l'inutile allarmismo, ma che l'influenza dei polli non costituisca un pericolo per l'Europa è una balla colossale. Conviene fare un po' di chiarezza. Ci provo in soldoni. Perché tutto il mondo è in ansia per una forma influenzale, quando tutti gli anni, in inverno, ci dobbiamo fare i conti? Perché l'influenza classica è causata da virus che il nostro sistema immunitario, in qualche modo, ha già conosciuto. Un nemico noto. Nel caso dell'influenza aviare i virus in causa dovrebbero colpire solo gli uccelli, ma visto che sono un tantino dispettosi, possono cambiare improvvisamente struttura e colpire ad esempio i suini o l'uomo. Se nell'uomo avviene un'ulteriore variazione strutturale si propagano in questa “nuova” specie. Avremo un nuovissimo virus, molto pericoloso perché i “banchi di memoria” dei nostri soldati non ne conoscono l'armamento, non avendoci mai combattuto prima. La battaglia dunque potrebbe rivelarsi durissima e le perdite per noi una vera Waterloo, come accadde per la Spagnola.
Da una parte gli scienziati, riuniti pochi giorni fa a Bruxelles, ci hanno rassicurato: per l'Europa nessun pericolo. Dall'altra però il nostro ministero della Salute alza il livello di guardia (giustamente) rafforzando i controlli alle frontiere e acquistando milioni di dosi di vaccino (ma sarà efficace?).
Intanto l'influenza è arrivata in Russia. I sovietici minimizzano. I monti Urali sono una formidabile barriera. Nel frattempo isolano interi villaggi e proibiscono la caccia ad oche e anatre. Chi si fida di loro, vista l'antica abitudine di raccontare balle che fanno ridere i polli (è il caso di dirlo), in ambito sanitario? Qualcuno ricorda i “raffreddori” di cui morivano i capi di Stato?
Questo è il dialogo che ho trovato su un forum sovietico tra due giornalisti, uno americano e uno del New Izvestya, Eugene Zubchenco. “Is Avian Flu already in Moscow?” (“Il virus è già a Mosca?”, chiede l'americano) “Wings of the Homeland-Avian flu virus is quickly flying to all of Russia” (“Le ali del virus stanno battendo rapidamente su tutta la Russia”, risponde il sovietico).
Nonostante le quarantene, gli stamping out (abbattimenti) e l'isolamento dei villaggi, il virus è già passato, semplicemente perché il principale serbatoi attraverso cui viaggia sono gli uccelli migratori, soprattutto le anatre selvatiche, come i codoni, i mestoloni e le volpoche. Gennady Onischenko, epidemiologico sovietico con pochi peli sulla lingua, ha affermato: “Le analisi effettuate prevedono un rapido passaggio del virus dai villaggi siberiani al mar Caspio, lungo la rotta di migrazione degli uccelli”. Tra un mese comincerà il passo anche qui, dalle nazioni del Nord e dell'Est verso l'Africa, dove vanno a svernare.
L'Italia, con le sue numerose zone umide, è sulla loro rotta. Qui si fermano tutto l'inverno oppure si riposano qualche giorno e riprendono il lungo viaggio. Vero è che “adesso” il pericolo è minimo per noi, perché c'è caldo. Questo è un virus, come tutti quelli influenzali e parainfluenzali, che adora il freddo e il reale pericolo arriverà in inverno.
Se possiamo osare un consiglio al ministro della Salute è quello di proibire la caccia agli uccelli migratori. Misura impopolare, ma qui non si tratta di animalisti e cacciatori. Fra tre settimane inizierà il passo di anatre, oche e trampolieri e non mi pare una buona idea sparare ad uccelli infetti e portarseli in giro, nelle macchine e nelle case di mezza Italia. Quando c'è un'epidemia o la si prevede, oppure la prima norma è quella di limitare gli spostamenti. E sarà dura chiedere a un'anatra, in frontiera, di aprire il beauty “cage”.
Oscar Grazioli
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