associazione veterinari mutuo soccorso
   

AVIARIA

Qui non si vendono più galline… (da Libero del 18 Febbraio 2006)


“Guarda non ho avuto il coraggio di ucciderle. Le ho messe in una cassetta, le ho caricate sul furgone e, appena è venuto buio, le ho portate in un campo a *****. Erano anni che non vedevo mia moglie piangere. E voi?”. “Per il momento le abbiamo chiuse dentro lo stambio vuoto di un maiale. Poi vedremo. Quelle poche uova che fanno le buttiamo via. Non le diamo neanche al cane. Per pulirle andiamo dentro con una di quelle tute di plastica che si buttano via. Certo è mica un bel mestiere e poi… chissà chi avrà ragione, ormai non si capisce più niente”. L'ho tradotto dal dialetto in cui parlavano i due contadini che erano da poco usciti dal mercatino della borsa e si erano fermati di fianco al mio tavolo a mangiare un boccone. Sembra di essere sull'orlo di una guerra, peggio forse, in balìa di un nemico infido e nascosto che, da un momento all'altro, potrebbe catapultarci nel passato, all'epoca della peste, della spagnola, in mezzo a carri che trasportano morti, untori malmenati e ostracizzati dal paese, lazzaretti improvvisati vicino ai camposanti. Man mano che le notizie si susseguono alla radio, in TV, sui giornali, la loro fama (fama volat) le ingigantisce e nei bar, come nei ristoranti di classe, nei caffè, come nelle osterie la fantasia prende il sopravvento. “Hanno trovato un merlo morto nella vigna di Davoli. Han detto che gli uscivano del catarro dal naso”. “Avete sentito del gallo che è morto a Ferrari….ma sì, quello che il podere dopo il distributore, prima del caseificio. Stava lì accucciato e faceva il tabarino (traduco: gli uccelli quando stanno male arricciano le penne e si gonfiano simulando i vecchi tabarri che ancora qualche anziano porta d'inverno nella pianura padana). Quando l'ha guardato bene ha visto che respirava male e ha chiamato il veterinario. Gli hanno sequestrato tutto: polli, galline, faraone e anche i due canarini che teneva sotto il portico”.
Ho fatto un giro ieri mattina per la nostra campagna e mi sono fermato a fare due chiacchiere con vecchi e giovani contadini che conosco da anni. Le più toste sono le rezdore (le massaie) cui da tempi immemori spetta la custodia e la cura del pollame. Le più anziane sono anche le più decise. Mi dicono che hanno visto tante volte la “moria” (la pseudopeste aviaria) che falcidiava i pollai quando ancora non esisteva il vaccino. “Quando arrivava”, mi dice nonna Teresa, “morivano tutti, polli e galline. Si salvava qualche faraona. Allora si bruciava tutto e poi si ripartiva. Ma cos'è quest'influenza che sembra che dobbiamo morire tutti. Ne ho viste passare di morie di polli e sono ancora qui. È passata anche l'Aids che dovevamo morire tutti. Sarà che in campagna siamo più robusti”, sorride, mentre va verso la porta di casa. I giovani invece sono seriamente preoccupati. Parlano di H5N1, di pandemia, di mutazioni virali, mentre rinforzano la rete del pollaio con fili di ferro e la ricoprono con una maglia ancora più stretta ”che non ci entra neanche un scarsarein (cardellino)”. Giro nella campagna e non vedo fuori le galline colorate scorazzare per i campi, non sento il canto di un gallo, il verso bisbetico del gruppetto di allegre faraone. Le gallinelle d'acqua attraversano il vialetto più rapide del solito e si nascondono nei fossi. Anche i merli tacciono e s'involano nelle poche siepi di bosso. Dalla campagna di Reggio Emilia, avamposto del deserto di una guerra inesistente.
Oscar Grazioli

 

 


home
| storie | itinerari | ricette | ristoranti | collegamenti | chat | blog | e-mail | chisiamo+pag.personali


Grazie a quanti hanno collaborato per arricchire i contenuti di questo sito .
Se avete curiosità, commenti o domande, l' Email è: avemus@avemus.it