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AVIARIA
Influenza Aviaria. Anche i polli hanno una dignità (dal quotidiano Libero del 17 Gennaio 2006)
D'accordo che sono polli, d'accordo che sono “stupide” oche e galline, ma non si meritano un trattamento simile e noi non ci meritiamo di vedere scene che hanno un contenuto di barbarie e violenza inquietante. Si parla tanto di evitare scene di sesso e violenza nelle fasce orarie protette, per evitare a telespettatori non ancora maturi di vedere scene “indigeste”. Più che giusto. Lo stesso principio però va applicato alla violenza sugli animali che, per fortuna, oggi non sono più considerati bulloni di ferro. Avevamo già scritto, nell'ottobre scorso, su sollecitazione dell'associazione studi etologici ASETRA, delle esecuzioni di massa sommarie che sono perpetrate negli allevamenti potenzialmente sospetti d'infezione da H5N1 (il virus dell'influenza aviaria). Nel nostro ordinamento sanitario le operazioni di “stamping out) (decimazione) devono avvenire con sistemi che evitino sofferenze inutili agli animali. In Grecia una partita di polli sospetta era stata sepolta viva con l'aiuto di bulldozer, mentre in Indonesia si era proceduto alla soppressione di 230.000 polli semplicemente bruciandoli vivi.
Speravamo di non risentire certe notizie, ma soprattutto di non vedere certe scene. Sono mesi invece che, durante i telegiornali, passano filmati che ci testimoniano come la distruzione dei polli nelle zone a rischio venga perpetrata nel metodo più economico e meno umano, mettendoli cioè in sacchi di plastica vivi e vegeti, sbattendo i suddetti sacchi sui camion, scaricandoli nelle fosse comuni per seppellirli poi sotto altri sacchi in mezzo a terra e prodotti chimici disinfettanti. La morte degli animali avviene per soffocamento e schiacciamento, dopo una lenta agonia. Quasi commovente vedere due o tre soggetti, sfuggiti dal sacco, aggirarsi smarriti di fianco alla fossa, in attesa di essere catturati e gettati sotto due badilate di fango e neve. Al di là delle considerazioni di tipo etico che tali immagini alimentano, c'è un fatto ancora più sconcertante ed è che da nessuno dei conduttori esce mai un commento, anche una sola parola di pietà per quelle povere bestie. Il messaggio che giunge alla nazione, e ai bambini seduti a tavola, è che sia del tutto normale liberarsi di esseri senzienti in questo modo.
Una collega di Monza mi ha telefonato dicendomi che sua figlia, vedendo l'ennesima scena di questo tipo, si è alzata da tavola urlando “No!” e non ha più voluto mangiare nulla che avesse a che fare con polli, galline o tacchini.
Non è facile pretendere, in certi Paesi, il livello di attenzione che abbiamo noi nei confronti del benessere animale e posso capire che di fronte alle spaventose piaghe della fame e della carestia vi siano popoli che, con gli animali, hanno un rapporto molto diverso dal nostro. Da Paesi che sono in Europa, come la Grecia o che ci vogliono entrare, come la Turchia, pretendo invece che stiano alle regole del gioco. Ma la cosa più grave è che i direttori dei tg non si accorgano di trasmettere scene drammatiche neanche accompagnate da un commento di pietà. Se invece che polli fossero cani?
Oscar Grazioli
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