| |
Storie
La Volpe.
Stavamo rincasando, mia moglie ed io, dopo avere festeggiato il trentennale del nostro primo incontro.
Una splendida cena di pesce, cucinato con eleganza e maestria, aveva favorito quello stato d'animo sereno e rilassato che aleggia in queste occasioni.Guidavo piano lungo la strada del ritorno, in pace con me stesso e con il mondo intero.Si chiacchierava allegramente della cena appena gustata, di noi ed inevitabilmente del tempo che fu.Imboccando la strada dei boschi che attraversa il parco adagiato attorno alla nostra cittadina, rammentai quando, oltre quaranta anni fa, bambino, tornavo con la mia famiglia dalle vacanze di Natale trascorse in Valtellina. L'ultimo tratto era lo stesso di oggi, immerso nel bosco fitto, con tante curve e gli alberi che sembravano volersi piegare ad accarezzare la nostra automobile. A quel tempo la strada non era asfaltata, sovente c'era la neve e le auto erano una rarità, soprattutto a sera inoltrata, i primi giorni di gennaio.Con l'avvicinarsi a casa, la noia del lungo viaggio di ritorno cedeva il passo ad una sorta d'eccitazione: ci aspettavano uno o due giorni d'atmosfera festosa ed i regali di natale goduti un solo giorno; la “Befana” presto avrebbe sancito il ritorno alle attività di sempre e l'inizio di un nuovo anno.Mio fratello e mia sorella, un bel po' maggiori di me, facevano progetti per l'estate e papà e mamma raccontavano allegri episodi della loro infanzia oppure di quando c'era la guerra ed io ancora non ero venuto al mondo.Mia madre in particolare riusciva sempre a creare un'atmosfera di magia nei suoi racconti ed un po' magica lo era anche lei; gli amici di famiglia sostenevano che fosse un po' “strega”, nel senso buono del termine. Insomma, a volte percepiva cose che stavano per accadere o, per misteriosi canali tutti suoi, sapeva in anticipo di eventi che regolarmente si confermavano.Fu così che un anno prese vita quello che divenne poi il gioco delle apparizioni.La prima volta, me lo ricordo come se fosse accaduto oggi, mia madre iniziò a narrare di streghe, gnomi e fantasmi e di come in passato le credenze popolari attribuissero strani poteri a misteriosi personaggi che vivevano isolati nei boschi. Alla terza curva dopo avere imboccato la strada sterrata, c'erano due piccole ripe.Era un punto preciso che ricordo bene tuttora. La sciabolata di luce dei fari illuminò una vecchina con una grossa gerla sulla schiena.Era avvolta in un grande scialle scuro e portava una gonna lunga fino quasi ai piedi; si girò per un attimo e sollevando lo sguardo verso di noi accennò un sorriso.
Non vi dico quale fu l'impatto di una simile visione: immaginate di essere in macchina, bambini, in una buia sera d'inverno, al termine di un lungo viaggio, su una strada sperduta nel bosco che è poco più di un tratturo e non passa un'anima; di colpo si materializza una visione di simile fatta.
Il tutto mentre da qualche tempo si parla di streghe, folletti e quantaltro.
Il commento di mia madre fu:
”Avete visto che le streghe esistono?Lei sapeva che arrivavamo e si è fatta trovare”.
Ovviamente mio padre si arrabbiò.
Lui, razionale e pragmatico, affermò che sicuramente si trattava di una contadina incontrata per caso mentre rincasava dopo avere raccolto legna.
Allora, in quei luoghi, molte cascine isolate erano ancora abitate e questo poteva spiegare l'inaspettato incontro.
Fu in ogni caso un fatto strano e meraviglioso.
Ma l'anno seguente, accadde di nuovo.
Non fu la vecchietta, ma una capretta alle undici di sera, nello stesso punto.
Parlavamo degli animali di campagna e quella si parò in mezzo alla strada, di fronte, illuminata dai fari, osservandoci.
Con molta calma e quasi offesa, sfilò sul ciglio della strada e scomparve nel bosco.
Mia madre, con aria sostenuta si girò a guardare il papà:
” Visto? Lo sapevo.”
In quell'occasione lui tacque.
L'anno dopo fu la volta di un grosso tasso che spiccò scuro sulla neve candida, allora abbondante.
L'anno dopo ancora toccò ad una coppia di fagiani e poi ancora ad una lepre e ad un cagnone che sembrava un lupo ed infine, la quinta volta, mentre scommettevamo su chi o cosa sarebbe apparso, rivedemmo la vecchietta, come fosse la fotografia di quattro anni addietro, avvolta nel suo scialle scuro, con la lunga gonna e sulle spalle la grande gerla.
Sempre a tarda sera, all'inizio della valletta, dopo la terza curva.
Tutto questo narravo a Paola mentre imboccavamo la strada dei boschi, ormai non più sterrata e molto più frequentata.
Era tardi però e c'eravamo solo noi.
Alla terza curva, sulla destra, una grossa volpe trottava ai margini del bosco; si è fermata e ha girato il capo verso di noi, stagliata nel bianco dei fari, per poi dileguarsi nel folto.
E' stato per un istante, ma sono sicuro che sorrideva.
GianlucaZanaboni. |
|