Povera stella!
Al telefono la signora parlava con un accento emiliano molto pronunciato.
Le vocali erano esageratamente aperte e la -- s -- era un vero
e proprio soffione boracifero.
E uno dei miei divertimenti preferiti. Spesso, quando mi trovo
in un ristorante, specialmente in una grande città, mi sintonizzo
sulla frequenza degli avventori, seduti al tavolo di fianco, e
cerco di indovinare la loro zona di provenienza. Non è la prima
volta che, roso dal dubbio, mi avvicino al tavolo e, con la classica
scusa dellaccendino, chiedo con fare innocente : "Di dove siete
?". Quando capita, mia moglie, che è un po timida, cerca affannosamente
un tombino nel quale scomparire. Tutto perché una volta, allinterno
di un bel ristorante, del buon ricordo, un tipo apparentemente
di buone maniere mi ha risposto : "E a te, che te frega ?" Era
di Latina. Lho chiesto al cameriere mentre pagavo il conto.
"La signora, da dove chiama ?" la interrogai.
"Mo da Bologna, dottore" rispose.
"Ci avrei giurato. Ha un accento magnifico. Proprio da vera bolognese.
Mi dica tutto. Che problemi ha con la sua scimmietta ?"
"Senta mo bene. La colpa è mia, solo mia, perché ho aperto la
finestra della sala che stava venendo giù lira di Dio. Vento,
acqua, grandine. Un lavoro da non credere. Sa, volevo chiudere
gli scuri. Non mi sono mica accorta che mi era venuta dietro e
stava lì, sul tavolino del telefono a prendersi tutto il freddo.
Adesso ha la tosse e mangia poco, povera stella. Prima saltava
che sembrava un grillo, adesso è tutta mocca, che sembra uno straccio
da lavare per terra."
Nel primo pomeriggio avevo davanti ai miei occhi, sul tavolo da
visita, la povera stella che, nel frattempo, aveva ripreso un
po di vigore e non pareva minimamente intenzionata a farsi visitare
accuratamente. Era una piccola scimmietta sudamericana, un Saimiri
detta anche testina di morto, per il particolare disegno del muso
che, a prima vista, ricorda un teschio. Peraltro la descrizione
è un po ingenerosa perché si trattava di un vero e proprio gioiello
miniato della natura. Alta poco più di un palmo, aveva una coda
lunghissima, non prensile. Dalla bocca chiusa emetteva, come un
abile ventriloquo, una sorta di squittio aspro e ripetuto, ad
altissima frequenza.
In effetti la respirazione era accelerata e, ogni tanto, emetteva
piccole bollicine trasparenti dalle narici. Quello che più mi
preoccupava erano dei transitori momenti di sonnolenza che sembravano
coglierla allimprovviso, magari dopo aver dimostrato la sua abilità
di giocoliere, facendo ruotare velocemente una matita fra le mani.
"Sarà bene fare una radiografia del torace" dissi alla signora.
"Mo ben bene, dottore. Tutto quel che vuole. Mi dica, la posso
aiutare in qualche modo ?"
Indossammo i camici piombati e, dopo venti minuti di battaglia,
riuscii a scattare la radiografia di una scimmia che fugge. Naturalmente
era impossibile pensare di maneggiare una scimmietta di tre etti
scarsi con i guanti piombati, per cui lavorai a mani nude, assorbendo
le dovute radiazioni. Appena riuscì a mettersi in piedi la povera
stella fece due balzi e mi piantò una decina di dentini aguzzi
nel pollice carnoso ( il sinistro per amor di precisione ). Poi
si ritirò fra le braccia della mammina.
"Povera stella. Mo hai morsicato il dottore ? Mo povera stella,
guarda come respira male"
"Vado a sviluppare" dissi alla signora minimizzando laccaduto
e afferrando, non visto, iodio, alcool, acqua ossigenata e mercurocromo.
Andai a leccarmi le ferite in camera oscura. Dal momento che avevo
già avuto a che fare, diverse volte, con le scimmie ero informato
sulle numerose malattie che questi nostri cugini pelosi ci possono
trasmettere. Tubercolosi, vaiolo, epatiti, rabbia, coriomeningite
linfocitaria, morbillo ( già avuto, per fortuna ) e altre simili
pinzillacchere, ma le più temibili erano le encefaliti virali
che avevano già fatto diverse vittime fra i ricercatori e gli
addetti agli stabulari dei primati, nei laboratori di ricerca.
A metà degli anni 60 fece molto scalpore la morte di sette persone
che erano state a contatto con alcune scimmie provenienti dall
Uganda e dirette nei laboratori di una ditta farmaceutica tedesca.
Venne isolato un virus che prese il nome dalla città, sede dei
laboratori dove avvenne lincidente : Marburgo.
Mentre tamponavo la ferita alternativamente con quattro tipi di
disinfettanti diversi, pensavo che il virus di Marburgo era solo
uno degli ultimi arrivati. Mi pareva di ricordare che altri virus,
ancora più temibili, fossero responsabili di gravi malattie trasmesse
dalle scimmie alluomo ma, al momento, non ricordavo bene quali
specie di primati erano coinvolti con precisione. Mentre la lastra
si stava fissando sfregavo sempre più vigorosamente la ferita
e premevo intorno al pollice, per fare uscire il sangue, che zampillava
da sottilissimi fori. Spolverai abbondantemente il pollice con
una polvere contenente una miscela di tre potenti antibiotici,
misi un cerotto ed uscii dalla camera oscura.
Dal bordo del cappellino rosso, che la cliente bolognese teneva
in mano, spuntavano due manine e due occhietti maligni che mi
guardavano con un misto di preoccupazione e di carognesca soddisfazione.
"Signora," chiesi mentre guardavo la lastra al negativoscopio
"dove ha acquistato questa scimmietta ?"
"Ah, caro il mio dottore," mi rispose abbassando la voce ad un
bisbiglio "questo non potrei proprio dirlo, ma voi siete come
i preti, bisogna confessarvi tutto, no ? Mio figlio lha portata
a casa dal Brasile, nascosta dentro la tasca del giubbotto. Non
lha vista nessuno."
Mi venne un colpo ! Non aveva fatto neanche la quarantena.
"Non sono un prete" sibilai a voce bassa "e da molto tempo non
frequento lambiente, ma ricordo una chiesa dove servivo messa
da ragazzino. Avevano dei ceri alti due metri. Mi sa che stasera,
al vespro, ci sarà un credente in più sui banchi !"
"Cosa dice dottore ?"
"Niente, niente... Dicevo che la scimmietta ha un inizio di broncopolmonite.
Per fortuna non ha perso molto la sua vivacità e mangia ancora
qualcosa, per cui speriamo di salvarla. Sa, sono animali molto
delicati."
"Mo povera stella !" fu il commento finale della signora bolognese.
Dopo una settimana la signora mi telefonò per informarmi che la
scimmietta stava molto meglio, ma dava ancora qualche colpetto
di tosse.
"Ci sarà da fare unaltra lastra, dottore ?" chiese.
"Per lamor di Dio !" risposi terrorizzato "Non è neanche il caso
di pensarci ! Sarebbe estremamente dannoso stressare ulteriormente
quella povera stella !"
Nel frattempo mi ero completamente dimenticato del mio dito. Me
lo ricordai dopo dieci giorni dallincidente quando, dopo una
notte insonne e agitata, mi alzai stanco e sudato. Feci fatica
a trascinarmi in strada, dove il postino mi attendeva per consegnarmi
un pacco proveniente dagli Stati Uniti. Si trattava della settima
edizione del Kirk, famosissimo ed autorevole testo sulle malattie
degli animali da compagnia.
Tornai a letto dopo aver messo un termometro sotto lascella.
Quasi 40° . Mal di testa feroce, male alle ossa e nausea.
"Mi sarò beccato linfluenza" tentavo di autoconvincermi, mentre
limmagine della scimmietta che piantava i dentini nel pollicione
si impadroniva della mia mente, come un polipo si avvinghia allo
scoglio.
Nonostante gli antibiotici e gli antipiretici febbre e mal di
testa non passavano. Si attenuavano giusto unora per poi riprendere
come prima.
La mattina, dopo unaltra notte tempestosa, aprii il pacco di
cartone contenente il volume americano e guardai svogliatamente
i titoli. Nella sezione dedicata agli animali esotici cera un
capitolo intitolato "Virus diseases of primates : Their hazard
to human health", ovvero :" Malattie da virus dei primati : rischi
per la salute umana ." Cominciai a leggere, è il caso di dirlo,
febbrilmente il paragrafo dedicato allencefalite da Herpes B.
Tempo di incubazione : dieci, venti giorni. Sintomi : febbre,
mal di testa, nausea. Modalità di trasmissione alluomo : morso
di scimmia. Sintomi nella scimmia : raffreddore, congiuntivite,
ulcere sulla lingua. Documentati ventiquattro casi nelluomo.
Morti : ventitré. Terapia : nessuna nota.
Sentivo la febbre che saliva ulteriormente e la gola sembrava
il cratere di un vulcano dopo una violenta eruzione. Non cera
più neanche una stilla di saliva.
Lautore concludeva scrivendo che questa malattia colpiva soltanto
le scimmie africane e NON QUELLE AMERICANE. Un po di saliva tornava
a bagnare la gola riarsa.
Il successivo scarno paragrafo si occupava del recente isolamento,
nelle scimmie del genere Saimiri di un virus denominato Herpes
T di cui, al momento, si sapeva ben poco. Sembrava meno pericoloso
dellHerpes B, ma poteva certamente causare gravi encefaliti nelluomo,
come dimostrava il recente caso di un ricercatore morsicato da
una scimmia di quella specie. Larticolo finiva lì. Non era dato
sapere se il ricercatore avesse continuato a ricercare, qui sulla
terra o in cielo.
Mi attaccai al telefono. Cominciai ad interpellare la prima istituzione
che, nella mia beata ingenuità, credevo mi potesse aiutare : mamma
Università. Il professore con il quale riuscii a parlare sapeva
tutto sul morbo di Aujesky dei maiali, sulla malattia vescicolare,
lafta, lIBR dei bovini ecc. Per quanto concerne le scimmie aveva
visto sì e no i programmi di Angelo Lombardi e Andalù e qualche
nuovo documentario di Piero Angela. Telefonai allIstituto Superiore
di sanità a Roma, per sapere se esistesse, nel Bel Paese, un laboratorio
in grado di effettuare analisi sui virus erpetici dei primati.
Dopo aver parlato con una decina di funzionari e dopo non aver
parlato con una decina di fuoristanza ebbi la certezza che se
interpellavo direttamente una scimmia avrei ottenuto più congrue
informazioni. Telefonai al Ministero dellAgricoltura e Foreste
dove, per fortuna, allottavo tentativo parlai con un impiegato
che non sapeva neanche cosa fosse un virus e, men che meno un
herpesvirus, però, visto che seguiva i problemi burocratici relativi
allimportazione delle scimmie dallestero, mi diede finalmente
limbeccata giusta. Esisteva in Italia almeno un laboratorio che
utilizzava scimmie per la produzione di vaccini e per la ricerca.
Alla fine riuscii ad entrare in contatto con un collega che parlava
la mia lingua.
"Ovvia, sta tranquillo !" mi rassicurò con il suo puro accento
toscano "La sarà una banale influenza. Per gli esami in Italia
non cè nulla da fare. A noi le scimmie arrivano dallAmerica
già belle che testate per lHerpes B, però ti posso dare il numero
di fax della ditta dalla quale le importiamo."
Chiamai Loredana e le feci inviare negli Stati Uniti un fax urgentissimo
in cui la parola più ricorrente era HELP, ovvero AIUTO.
Per fortuna mi rispose subito un collega indiano gentilissimo
che lavorava in un centro di ricerca a San Antonio in Texas. Verso
sera riuscii a mettermi in comunicazione telefonica, con laiuto
di un amico che conosceva perfettamente linglese. Mi disse che
era impossibile contrarre lHerpes B da un Saimiri di cattura
e che, se anche avessi contratto lHerpes T, finora i pochi casi
nelluomo erano tutti finiti bene, nel senso che nessuno era morto.
Dont worry, Oscar ( non preoccuparti, Oscar ), e soprattutto
accertati se la scimmia ha morsicato qualcun altro, in famiglia.
Se lo ha fatto, come è probabile per queste scimmiette, e non
è successo niente, dormici sopra, altrimenti puoi sempre prendere
un aereo e venirci a trovare. Saremo felici di conoscerti." concluse
il collega indiano.
" Grazie... cioè, thank you..., ciao... grazie"
Composi il numero di Bologna. Erano le 23.
"Signora, buona sera. Sono il Dr. Grazioli. Mi scusi per lorario
ma ho appena finito di visitare una scimmietta e mi è venuta in
mente la sua. Come sta ?"
"Mo benissimo, povera stella. E guarita del tutto, grazie a lei.
Ho fatto una gran fatica a darle lo sciroppo. Lo sputava mezzo.
Adesso è tornata come prima"
"Signora..., una curiosità. Ha per caso mai morsicato qualcuno
in casa, anche solo per gioco ?" il cuore batteva come un martello
pneumatico.
"Mo certo, dottore. Delle volte è proprio una carognetta. Fa i
dispetti come i bambini. E ormai tre mesi che ce labbiamo e
mio figlio ha le mani con tutti segni dei suoi dentini. Se vedesse
poi le mie, dopo che gli ho dato lo sciroppo ! Mo però è tanto
carina, povera stella !"
Dopo due giorni la febbre cominciò a scendere e il mal di testa
a cedere. Il quinto giorno non avevo più nulla, se non i classici
disturbi conseguenti ad uno stato febbrile prolungato.
Non so cosa sia stato e non lo voglio sapere. Probabilmente una
semplice influenza, ma nessuno mi toglie dalla testa che, sotto
sotto, ci sia stato lo zampino, anzi il dentino, di una piccola,
povera stella.
tratto da: Quello che gli animali non dicono, Oscar Grazioli - 1998