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di Oscar Grazioli, articolo uscito l'1 settembre su Libero

CHIKUNGUNYA

Gli abitanti che hanno casa vicino al fiume lo guardano con terrore. Il morbo è venuto da lì e il Savio è diventato una sorta di caverna dell'Ebola, l'antro da cui si sospetta che esca il micidiale virus che, di tanto in tanto, falcidia le tribù africane. Ha un nome sinistro e preoccupante, questa epidemia che ha colpito centinaia di persone di due frazioni del comune di Cervia. Si chiama Chikungunya che, in makonde significa “piegarsi in avanti, contorcersi”. La malattia ha fatto la sua prima comparsa in Tanzania nel 1952, mentre l'ultima epidemia si è verificata sull'isola Rèunion, nell'Oceano Indiano.

È causata da un virus, della famiglia Togaviridae, la stessa cui fa capo l'agente della più nota e pericolosa Dengue, quella che gli americani chiamano “febbre spaccaossa” E si contorce letteralmente dal dolore, fino a invocare la morfina, chi viene colpito dalla Chikungunya. La nostra giovane C.Z., ce ne dà un'idea, nella sua intervista.

Ma ripercorriamo le tappe di questa nuova epidemia, cui stranamente i media hanno messo la sordina. Si tratta della prima epidemia che colpisce non solo l'Italia, ma l'Europa. E colpisce in una zona dove nessuno l'avrebbe mai sospettata e soprattutto voluta: la riviera adriatica.

Siamo a fine giugno e i medici di base, che hanno pazienti nelle frazione Castiglione di Cervia e Castiglione di Ravenna cominciano a essere chiamati da persone che lamentano febbre altissima, dolori articolari lancinanti e comparsa di chiazze rosse sul corpo. Ben presto si accorgono che non si tratta certo di un'influenza fuori stagione, anche perché la malattia colpisce prevalentemente chi ha l'abitazione sul fiume Savio. La zona già di per sé pullula di pappataci e zanzare dalla notte dei tempi, ma, negli ultimi anni, la popolazione delle zanzare tigre è diventata esuberante e insopportabile, come in molte aree d'Italia. Quando i casi diventano dieci e poi venti, tutti concentrati in riva al fiume, i medici si rendono conto che hanno di fronte una malattia nuova, quasi certamente trasmessa da qualche insetto e fanno ricoverare gli ammalati all'ospedale di Ravenna dove nessuno sa che pesci prendere, ma intuisce l'emergenza. I pazienti e i familiari vogliono sapere e mettono sotto pressione i medici di famiglia che allargano le braccia sconsolati. Il sindaco di Cervia non ha mai tempo per loro, le autorità sanitarie o non rispondono o sono evasive. Dal ministero della Salute nulla fino a ieri l'altro quando un comunicato stampa finalmente afferma trattarsi di Chikungunya e suggerisce le precauzioni da prendere. Nel comunicato si legge che “dalle segnalazioni pervenute nella seconda metà del mese di agosto…” Alt, un momento. I casi sono iniziati a fine giugno e medici, pazienti, familiari, cittadini, non hanno fatto altro che segnalare e protestare, fino all'esaurimento, contro il solito muro di gomma. La perla di questa vicenda è che dal 15 al 27 agosto a Castiglione di Cervia era prevista la festa dell'Unità. I medici hanno consigliato sindaco e amministratori di sospenderla, vista l'epidemia e visto che l'area scelta è proprio a ridosso del fiume. La risposta pare sia stata “E buttiamo via quello che abbiamo comprato?” Fatto sta che, mentre centinaia di persone rabbrividivano sotto le coperte per la febbre e la paura, alla festa partecipavano anche le zanzare tigre che infettavano chi si strafogava con lo stufato d'asino. Gestione sanitaria brillante per una nuova malattia tropicale epidemica. Non c'è che dire. (leggi l'intervista)

OscarGrazioli

 

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